Obama, il presidente della comunicazione
La comunicazione di Obama
di Andrea Genovese 7th floor
Ora che Barack Obama è diventato il nuovo Presidente degli Stati Uniti se ne sono accorti tutti. Il giovane avvocato di Honolulu, oltre ad avereidee, talento e capacità di leadership, ha cambiato le regole del marketing elettorale, attirando l’attenzione del grande pubblico e del mondo manageriale sulle potenzialità dei nuovi modelli della Rete: social media e comunicazione Web 2.0.
Barack Obama durante la campagna elettorale
Ha promosso la propria candidatura attraverso una campagna di comunicazione di taglio non più politico, ma corporate (7thFLOOR: Il brand Obama: come fare una campagna di comunicazione Web 2.0). Ha attirato finanziamenti e realizzato il suo progetto visionario e ambizioso come unastart-up di Silicon Valley. Ha sviluppato la notorietà e l’immagine del suo brand attraverso una delle più innovative strategie di comunicazione crossmedia della storia.
Ha saputo trasformarsi in un consumer brand del calibro di Nike, Apple o Sony: affascinante, globale e riconoscibile. Ha creduto nella potenza e nell’efficacia dei modelli partecipativi e dell’economia del dono della Rete. E’ diventato lo “Ubiquitous Obama” dell’universo Web 2.0, è riuscito a finanziare la sua campagna attraverso i micropagamenti via internet, ha saputo innescare una dinamica collettiva e una quantità di endorsment (alla Linkedin!) con la partecipazione spontanea e la diffusione virale di video, post sui blog, contatti su Facebook e Linkedin,Newsletter, contatti diretti via email, eventi, attività di promozione auto organizzate, etc.
L’inesperienza di Obama si è trasformata in un vantaggio. Il giovane leader afroamericano è diventato il primo presidente di colore della più grande potenza economica e politica del mondo, senza mai essere stato governatore di uno stato americano né capo di una grande istituzione governativa. Obama viene dal mondo del community service, i servizi sociali fondati sul volontariato, ha fatto una lunga esperienza presso una Ong di Chicago e nei suoi ghetti neri. Conosce le regole del cambiamento e della comunicazione dal basso.
E’ un outsider (come gli “Outliers” di Malcolm Gladwell), ma ha una grande oratoria (Obama’s oratory, Financial Times), fa leva sul sentimento di antipolitica diffuso, incarna il desiderio di cambiamento dell’onda progressista USA (Making it, The New Yorker), si appropria del territorio simbolico e valoriale della parola chiave Change, che insieme al concetto di speranza, sintetizzato nella sua tagline “Yes We Can” e al suo magnetismo di fronte alle folle (Ma Obama ha usato l’ipnosi? – eBook), riescono a commuovere e a risvegliare i recettori profondi della nostra corteccia cerebrale.
Ha saputo costruire una squadra eccezionale e scegliere bene i suoi collaboratori. La sua capacità di team building è paradigmatica, in campagna elettorale si è circondato di consulenti politici del calibro di David Plouffe e David Axelrod, ha usato spin doctor e political consultant (Da Rove a Axelrod. Cosa sono gli spin doctor?) ma soprattutto consulenti di comunicazione fuoriclasse comeChris Hughes, uno dei quattro fondatori di Facebook e Lawrence Lessig, professore e autore di bestselller sulla free culture e dell’ultimo Remix).
Washington Post Video Inauguration Day
Ha saputo raccontare la sua storia (Storytelling. La fabbrica delle storie – Salomon Christian) scrivendo dei libri autobiografici (uno per tutti: Dreams from my father) quando ancora non era candidato e ha poi incantato il pubblico con le sue narrazioni personali fatte durante i comizi, sui giornali (scrivendo alle figlie attraverso i quotidiani) e le televisioni, con una campagna TV tra le più costose della storia degli Stati Unit


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